Regimen Sanitatis Salernitanum:
uno straordinario momento del sapere scientifico medioevale.
Molte leggende sono legate alle origini della Scuola Medica Salernitana. Secondo una notizia riferita da uno dei Priori del collegio medico, Antonio Mazza, essa fu fondata da quattro dotti di varie nazionalità, l’ebreo Elino, il greco Ponto, l’arabo Adela e il latino Salernus, i quali avrebbero istruito i propri discepoli, ognuno nella propria lingua madre. Questo racconto probabilmente vuole sottolineare l’impronta cosmopolita e secolare della scuola, in un’età, quella medioevale, in cui l’istruzione era prerogativa degli ecclesiastici. In questo caso, l’ubicazione di Salerno, baricentrica rispetto al mar Mediterraneo, collocava il capoluogo in un punto nodale del traffico marittimo e, di conseguenza, al centro dei vivaci scambi culturali con l’Oriente e l’Africa.
Un’altra tradizione lega la fondazione della Schola Salernitana a quella più antica di Velia, attiva fin dal V secolo a.C. Nell’antica Elea gli scavi archeologici hanno messo in luce un grandioso complesso: un esteso impianto termale, edicole e ambienti preceduti da imponenti archi, funzionali scaloni che conducono a un ampio sotterraneo con pavimentazione a mosaico rosso, ripiani di marmo dalle forme più disparate, anfore e vasi, splendide statue, come quella della divina Igea o di un personaggio che l’epigrafe presenta come un medico di Velia (yelétes iatròs), «capo della scuola» (phòlarkos); infine, alcune erme, che celebrano numerosi maestri della scuola medica di Velia. Tutto ciò, insieme ad altre motivazioni, tra cui l’esistenza di monete veline risalenti al IV e III secolo a.C., con l’effige del serpente, allegoria di Asklepios, hanno permesso di accertare la presenza a Velia di un Collegio medico e di una Scuola di medicina. A Velia i discendenti dei filosofi Eleati analizzarono le forze nascoste della natura, ne sancirono i vantaggiosi effetti sugli esseri viventi e raccolsero i frutti della loro conoscenza in preziose regole. In seguito, le invasioni barbariche, se da una parte obbligarono la popolazione a spostarsi verso l’interno per trovare sistemazioni più facilmente difendibili, dall’altra spinsero gli ultimi medici velini a trasferirsi in città vicine più importanti: Salerno all’epoca era la più grande e la più rinomata. Su questa città si sarebbe riflessa l’autorità del Collegio medico di Velia, che a Salerno venne definito Collegio dei Maestri, e che nella sua organizzazione ripropose inalterata la formula dell’éteria di Velia: un’indipendente e operosa congrega di luminari. Fra i principali privilegi che consentirono il suo straordinario sviluppo va sottolineata la completa autonomia che sempre fu reclamata dalla Schola nei confronti dei poteri sovrani della città, nella convinzione che ciò fosse essenziale per il serio esercizio dell’arte medica. Conoscenze ippocratiche, erudizione bizantina ed araba, analisi fisiche ed indagini dirette permisero agli antichi specialisti di impiegare remote e innovative metodologie con esiti talmente positivi, da diventare casi esemplari a livello europeo. Per molto tempo, infatti, accorsero a Salerno infermi da tutta l’Europa.
La fioritura della Scuola Medica Salernitana è intrinsecamente legata al momento di maggiore splendore della città . Nel X secolo Salerno è una delle città di spicco del Mediterraneo, mare che stimola flussi, traffici e sinergie. Secondo il parere di tanti studiosi fu il primo istituto d’istruzione a stampo secolare, anche se vi presero parte attiva i frati benedettini. Come abbiamo inizialmente sottolineato, la Scuola fu un autorevole centro per la divulgazione della cultura islamica in Europa e per il suo accostamento alla tradizione greca e latina, non senza influssi ebraici. L’influenza islamica sulla scuola si fece sentire presto. Ne fu mediatore Donnolo, un dottore ebreo, nato a Otranto nel 913, che esercitò alla Scuola dopo aver affrontato la prigionia presso i Saraceni. Circa un secolo dopo, Costantino Africano, commerciante di Cartagine, iniziò a interessarsi all’arte medica proprio grazie all’incontro con i dotti della Schola di Salerno. Ritornato alla sua terra d’origine, si preoccupò di raccogliere i più disparati volumi di medicina con cui fece ritorno a Salerno, dove, fattosi monaco benedettino, tradusse una parte dei testi che aveva recuperato, fra cui “L’Arte Medica” di Galeno; questi scritti diedero alla scuola un’energica spinta innovatrice.
Nel periodo in cui gli Svevi reggevano Salerno, lo studio della medicina ebbe nuovi stimolanti impulsi. Federico II rimase affascinato dall’operosità della Scuola Salernitana e, in effetti, le più antiche norme relative alla Scuola si ritrovano proprio nella costituzione di Melfi, promulgata dall’imperatore nel 1231. Un articolo spiega la prassi da seguire per l’attribuzione delle licenze in medicina: il candidato, superato l’esame alla presenza dei docenti della Scuola, era tenuto a recarsi dal Re o da un suo delegato per ricevere la pergamena. Oltre a ciò, l’imperatore stabilì che, per ottenere la licenza medica, l’alunno doveva seguire per tre anni un corso di logica prima di iniziare a dedicarsi alla medicina e alla pratica chirurgica, il cui insegnamento sarebbe durato cinque anni. Un altro articolo stabiliva che tutti i preparati terapeutici prodotti nel regno dovevano essere esaminati dai maestri della Scuola. Con i discendenti di Federico II, Corrado IV e Manfredi, i privilegi accordati alla Scuola rimasero invariati; per di più, re Corrado, nel 1252, dislocò a Salerno l’università di Napoli per castigare la città che, alla scomparsa di Federico, aveva fomentato le attività sovversive già esplose contro gli Svevi.
Nel frattempo in tutta Europa sorgevano altre importanti scuole mediche, come quelle di Montpellier, Bologna, Padova e Parigi, che conservarono a lungo la propria autorevolezza. Tutto ciò, insieme alle circostanze politiche, determinò il graduale declino della Scuola Medica Salernitana, che peraltro sopravvisse fino ai tempi moderni, fino a quando cioè, nel 1811, un decreto del governo napoleonico restrinse i diritti di università alla sola città di Napoli.
La Scuola Medica Salernitana ebbe un suo rigoroso ordinamento, sul modello del quale si plasmarono, successivamente, le più importanti università italiane. Essa era composta dall’Almo Collegio, formato da dieci Collegiali, il più anziano dei quali era nominato Priore, che rappresentava la più alta autorità dell’istituzione e veniva scelto direttamente dal Re. Nel momento in cui il Priore veniva a mancare, subentrava il più anziano del collegio, chiamato anche Promotore. Gli altri medici della città venivano chiamati Alunni.
L’altra carica di prestigio della scuola, di durata annuale, era quella del Rettore, la cui funzione principale consisteva nel vigilare sulla condotta degli insegnanti e degli studenti.
Il Notaio era delegato alla redazione dei documenti ufficiali della scuola, mentre il Mastro d’atti aveva il compito di registrare sulla pergamena i privilegi e le licenze, protocollandole in un archivio ad hoc. Il privilegio permetteva di esercitare la professione medica“urbem et orbem”,cioè in ogni luogo, mentre, con la licenza, si aveva l’autorizzazione ad esercitare soltanto localmente. Altri funzionari indispensabili per la scuola furono i Copisti e i Miniatori, che registravano per iscritto le lezioni dei precettori, in modo tale che gli studenti, e non solo, avrebbero potuto consultare in ogni momento gli insegnamenti dei loro maestri.
I Bidelli, alle dirette dipendenze del Priore, badavano agli allievi in assenza dei maestri e si accertavano che gli insegnanti rispettassero diligentemente l’orario di lezione.
Numerose sono state le sedi della scuola: il castello di Arechi e le sue adiacenze e la cappella di Santa Caterina, le sale di San Tommaso e San Lazzaro nel Duomo. Successivamente, la più importante sede fu l’edificio dell’antica pretura, in via Trotula De Ruggiero. L’ ultima sede dell’istituto fu l’ex seminario arcivescovile.
Un altro rilevante fattore che sottolinea l’unicità e l’originalità della Schola è la dinamica presenza femminile nell’istituzione. Molte furono le protagoniste femminili sia nella pratica che nell’insegnamento della medicina: perlopiù aristocratiche, alcune stimolate dall’esempio regale di Adelperga, colta moglie di Arechi, le donne medico si distinsero per saggezza, operosità e coraggio. Di frequente esse furono artefici di autentici prodigi nelle numerose specializzazioni: ostetricia, chirurgia, farmacia, oculistica. L’emblema femminile delle Scuola Medica Salernitana é Trotula De Ruggiero, illustre donna medico, magistrato e scienziato. Fra i suoi scritti, il “De mulierum passionibus ante e post partum” costituisce un trattato preciso e coerente sulle patologie muliebri. Sono indicati procedimenti di assistenza e conforto prima della fecondazione, nella gestazione, nel corso del parto e del puerperio.
Infine Trotula De Ruggiero approfondì lo studio di vari trattamenti e rimedi per il corpo con innovative sperimentazioni, soprattutto nel campo della cosmesi. Ma Trotula non fu l’unica: grazie alle fonti, si sono ricostruite altre vivaci personalità di donne medico. Dopo qualche secolo esse, depositarie di una cultura scientifica orale, saranno sconfessate e da medichesse verranno trasformate, nella fantasia popolare, in streghe.
Intorno al 1060 fu elaborato il celebre “Regimen Sanitatis Salernitanum”, composizione di duecentosessantanove versi leonini; è un prontuario che serve a richiamare agevolmente alla mente norme igieniche e precetti diagnostico-terapeutici della Scuola. Grazie al “Regimen Sanitatis Salernitanum” , o “Flos Medicinae”, si diffusero anche al di là dei confini nazionali il valore e la sapienza della dottrina medica salernitana, riassunti nei primi versi, che consigliano un modello di vita salubre e tranquillo:
“Al re d’Inghilterra la Scuola di Salerno unanime scrive:
se vuoi star bene, se vuoi vivere sano,
scaccia i gravi pensieri, l’adirarti ritieni dannoso.
Bevi poco, mangia sobriamente; non ti sia inutile
l’alzarti dopo il pranzo; fuggi il sonno del meriggio;
non trattenere l’urina, né comprimere a lungo il ventre;
se questi precetti fedelmente osserverai, tu lungo tempo vivrai.
Se ti mancano i medici, siano per te medici
queste tre cose: l’animo lieto, la quiete e la moderata dieta”.
Nel Regimen è anche racchiusa un’utilissima guida pratica per ricavare medicamenti e rimedi da numerose piante officinali. Non c’è alcun appesantimento filosofico: tutto si ispira alle virtù dei semplici e alle norme necessarie per una rigorosa sanità fisica e morale.