SPECIALE TREKKING
Sul Monte Cervati
Con i suoi 1.898 metri è la vetta "principe" del Cilento, a lungo ammantata dalle nevi nella stagione invernale, meravigliosamente rivestita di ciuffi di lavanda in quella primaverile. L'ascensione alla vetta ripaga di ogni fatica per la straordinaria successione di ambienti naturali, dagli oliveti ai pianori carsici, ai boschetti di ontano e leccio alle macchie cespugliate, alle faggete, alle rupi e alle spoglie dorsali della sommità.
Fra iazzi e casolari nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
La costa di Camerota e le pendici meridionali del monte Bulgheria, fra muretti a secco in pietra calcarea incorniciati da cuscini di agavi e fichi d’india, alle spalle dell’abitato di Licusati ha inizio il percorso che si articola serpeggiando tra i crinali di oliveti e macchia mediterranea fino all’abitato di San Giovanni a Piro. Qui la montagna regna sovrana fra prati, jazzi e casolari e con il suo volto “rugato” di orizzontali striature “litologiche”, che ci riportano indietro di milioni di anni, di quando questi rilievi giacevano sotto le profondità marine.
Fiumi e boschi: l’affondatore di Vallivona
Il percorso ci porterà a scoprire l’affondatore di Vallivona, imponente inghiottitoio carsico, affascinante squarcio nella terra e le sorgenti del fiume Bussento. Il percorso sale attraverso l'impluvio di un vallone, fino a giungere all'imbocco della galleria che immette nel cuore dell'Affondatore di Vallivona. Muniti di torcia elettrica, si percorrono i 400 metri della galleria realizzata per bonificare l'inghiottitoio. All'interno dell'Affondatore, la prima sensazione che si ha è quella di essere proiettati indietro nel tempo, in un paesaggio dantesco, caratterizzato ad un grosso imbuto di grigia roccia calcarea inframmezzata da fratture e cavità quasi inaccessibili, alla cui base scorre un corso d'acqua alimentato da un'altra cascata scavata nella roccia terminante in un piccolo laghetto d'acqua stagnante.
L’oasi di Morigerati
E’ uno dei progetti di conservazione più importanti del WWF Italia. L'abitato è adagiato sulla sommità di una rupe sulla grotta di Morigerati, al cui interno si possono ammirare le risorgenze del Bussento. La gola del fiume Bussento offre un habitat suggestivo in cui la vegetazione di ripa è caratterizzata dallo sviluppo di muschi e felci, e tra gli alberi, di salici ed ontani. Molto ricca è anche la fauna dei corsi d'acqua: lontre, salamandra dagli occhiali, trote, gamberi e granchi. L’oasi è popolata da altri rarissimi animali come il Merlo acquaiolo, il Corriere piccolo, il raro Biancone. L'intera zona offre uno degli spettacoli più belli e di maggior richiamo naturalistico del Parco.
La Tragara
Il Monte Bulgheria costituisce uno scenario variegato per la presenza di rupi, di falesie, di aree vallive ospitanti boschi di macchia mediterranea o di latifoglie. Il sentiero Tragara, vecchio sentiero dei briganti, che si svolge a mezzacosta sul lato settentrionale del monte attraversando una splendida lecceta, lungo il sentiero si trovano dei punti panoramici sul borgo medioevale di San Severino e sulla valle del Mingardo. La Tragara è un antico sentiero che collega i territori di Camerota al territorio di Celle di Bulgheria, viene detta anche via del Sale.
Nei meandri del fiume Mingardo
Sotto il Borgo di San Severino, i cui ruderi in pietra si confondono tra la roccia calcarea, il fiume Mingardo si avvolge di alte pareti rocciose in una gola profonda e fascinosa. Lo scenario selvaggio alterna rupi alte e impervie a folta macchia arbustiva. E’ regno degli uccelli migratori e della lontra, che tra gli arbusti delle rive scava la sua tana e tra le acque pesca granchi e pesci. Lungo l’ansa del fiume si trovano fertili terrazzamenti sfruttato nelle zone più ampie per l’agricoltura, in particolare vigneti, che producono un vino strutturato e di qualità.
Dal borgo di pescatori agli ulivi secolari
La visita comincia dai vecchi frantoi di Pisciotta e prosegue su sentieri in cui gli ulivi, giovani e secolari, si riconoscono nelle forme spontanee, quando assume l’aspetto di un grosso cespuglio, oppure nelle forme coltivate dove si presenta, in genere, con un unico tronco. Il percorso prosegue in discesa verso la costa fino a raggiungere le bianche case dei pescatori della suggestiva Marina di Pisciotta.
Erbe e fiori sul Monte Bulgheria
Il Monte Bulgheria, è un massiccio calcareo con forte carattere mediterraneo. La strada ripida si incammina nei boschi dominati da leccio, ricchi di arbusti, salendo poi verso l’altopiano, in primavera, si possono ammirare le macchie di viole o di ciclamino, le immense distese di lavanda e una ricca varietà di orchidee selvatiche. Tra maggio e giugno, una fitta fioritura di salvia officinale colora le pendici meridionali del Bulgheria, dove il paesaggio è reso particolare anche dalla presenza di molti “jazzi”, antiche strutture di riparo per mandrie e pastori. Con la guida di un esperto erborista si percorreranno i sentieri del monte per riscoprire i colori, i profumi e sapori delle erbe officinali presenti nel Monte.
La passeggiata si concluderà con una degustazione a base di prodotti tipici ed erbe aromatiche raccolte nella giornata.
La Valle delle Orchidee
Nella “struttura aperta” di 47 kmq della Valle, si possono osservare variegate specie di orchidee selvatiche. Il visitatore può ammirare 184 entità di orchidee selvatiche (68 specie, 57 sottospecie, 35 varietà, 24 ibridi). Un immenso patrimonio naturalistico, dunque, soprattutto se si pensa che nell’area protetta del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano sono presenti 254 specie di orchidee selvatiche e 319 se ne segnalano in tutta Europa e nel Bacino del Mediterraneo. L’escursione nella Valle inizia da quota 501 metri e termina a quota 1175 dopo aver attraversato cinque stazioni di osservazioni di orchidee in uno straordinario scenario naturalistico, tra fiori ed alberi (stupendi quelli di betulla) e tra animali allo stato brado, in particolare bovini e cavalli.
Il Ciglioto e il Leone di Caprera
Visita alla Grotta di Lentiscella dove si trova il famoso veliero “Leon di Caprera”; si prosegue per Camerota e, percorrendo la tortuosa e panoramica strada del “Ciglioto” si potranno vedere i diroccati ruderi di un antico paese situato su un masso solitario e in seguito le rovine del borgo di San Severino di Centola , dove la natura ha ormai avvolto questi spazi disabitati. Il borgo non è più dell’uomo: qui la natura, annullando i “confini” tra interni ed esterni, ha preso gradualmente il sopravvento.
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